La mia storia inizia in questo splendido giardino.
A sei anni mi intrufolavo tra le siepi di pitosforo e bosso, rincorrevo le lucertole e afferravo la vita con le mani. Del giardino ero il re ed un vecchio mandorlo era il mio castello. Mi ci arrampicavo con agilità. Lassù mi sentivo in cielo perché da lassù potevo tenere sott’occhio tutto il mio mondo, il mio splendido giardino.
Non passò molto che mi ritrovai in una stazione, il mio mondo costretto in una valigia che profumava di viole. Sul principio il partire mi fu doloroso, ma quanti profumi avrei scoperto da quel giorno in poi! Viaggiavo sempre, non mi fermavo mai: quando in treno, spesso a piedi, qualche bicicletta rubata. Lasciavo che a guidarmi fosse il mio naso. Mi bastava attendere l’alba per trovare del pane caldo; lasciarmi nauseare dalla mimosa per capire che l’inverno, ormai, stava per finire.
Dovunque andassi, città o villaggio che fosse, ricordi, avevo il vizio di arrampicarmi sui muri di cinta delle case signorili. Dai loro giardini cercavo di intuire che tipo di persone fossero. Se scovavo alberi da frutto gioivo: era certo che, nel suonare alla loro porta, mi avrebbero offerto qualcosa da mangiare. Se trovavo una piscina dubitavo: gente fredda. Se trovavo dei cani alzavo i tacchi e giravo alla larga.
Un pomeriggio accadde che mi arrampicai e scorsi una festa, una festa a bordo piscina. Gente fredda, pensai subito, ma un tizio mi vide e non esitò a gridare: «Che diavolo fa lassù? È di vedetta? Salti giù e venga a farsi un bagno». Ed io saltai giù.
Quando vide com’ero conciato credo si pentì di avermi invitato. Ma fu comunque caloroso nell’accogliermi, al pari del resto degli invitati. Mi dettero un costume e lasciarono che io sguazzassi liberamente nel loro cloro. Poi mi invitarono ad un tavolo, dove non mancavano bicchieri e ghiaccio, e mi offrirono una limonata, da accompagnare a una squisita torta di mele. «Questa torta l’ho fatta io – mi dicesti tu – con le mele del frutteto. Sta dall’altro lato della casa, lo vuoi vedere?».
Trovai lavoro nella biblioteca del paese, ti sposai e per lungo tempo vivemmo in quella casa. Ricordo i meli, i peschi, gli albicocchi, e anche i due nespoli, che piantai io stesso dopo che ti convinsi a fare a meno della piscina. D’estate davamo delle bellissime feste nel frutteto, con solo un grammofono e dei vecchi dischi, e le lampadine colorate appese, non l'ho dimenticato.
Ma la mia storia ha inizio in questo splendido giardino, e adesso che non ci sei più qui desidero che finisca. Voglio di nuovo accarezzare queste siepi di bosso, e perdermi nel rincorrere con lo sguardo le mie lucertole in festa, perché il loro re è tornato. E voglio starmene seduto sotto al vecchio mandorlo, a guardare il mio mondo fatto di cielo.
Esercizio di stile: scrivere un racconto di tre minuti.
Incipit d'obbligo: "La mia storia inizia in questo splendido giardino"
Elementi d'obbligo:
Castello
Stazione
Piscina e costume da bagno
Biblioteca
Limonaia, bicchieri e ghiaccio
Torta di mele
Bicicletta
Grammofono e vecchi dischi
Suggerito da Eulalia, che invita tutti gli amici del suo Blog a partecipare all'esercizio scrivendo un racconto, che Eulalia sarà lieta di pubblicare e segnalare.
La notizia è che usava un elicottero per ristrutturare abusivamente casa, per di più una dimora storica vincolata dalle Bellearti. La polizia municipale di Vicopisano, richiamata sul posto proprio dall’elicottero, ha accertato che mancavano i permessi necessari. Ha così bloccato il cantiere e per il proprietario è scattata la denuncia penale.
Ora i casi sono due. O il proprietario è proprio fesso, oppure è semplicemente una vittima della burocrazia. Perché si sa: in Italia, a voler fare tutto secondo le regole, si finisce sempre per rimanerne invischiati, e si rischia di non venirne mai a capo. alla fine manca sempre un foglio, quell’autorizzazione non si trova più, il modello è stato compilato male, la pratica si è persa tra gli ufficio. Così, più o meno tutti in Italia, alle regole diamo un certo peso e, se possibile, cerchiamo di evitarle.
Ma allora la notizia è un’altra. La notizia vera è che la burocrazia ha fatto un altro danno: sia che abbia indotto il proprietario a fare il “furbetto” e a mettere in atto l’abuso, sia che lo abbia stritolato nei suoi meccanismi perversi e farraginosi.
Quindi c’è l’elicottero, un elemento da non trascurare. L’elicottero veniva usato per collocare le nuove travi sul tetto. Era l’unica soluzione possibile, perché di piazzole intorno alla casa dove mettere una gru proprio non ce ne sono. Ma davvero pensava che nessuno lo notasse?
A quattrocento anni dalle prime osservazioni astronomiche effettuate da Galileo Galilei, in Italia si celebra l’Anno Galileiano. Le iniziative si sprecano, soprattutto a Padova e a Firenze, dove Galileo ha vissuto e insegnato. Lo stesso varrebbe per Pisa, dove tra l’altro è nato, dove ha studiato e insegnato, dove ha iniziato le sue ricerche scientifiche, ma gli amministratori pisani si lamentano: «A Pisa sono arrivati solo gli spiccioli».
Questo è vero. Ma è anche vero che già un secolo fa a Pisa si discuteva diffusamente di dare a Galileo quel che è di Galileo, ossia di omaggiare lo scienziato con una statua in una piazza importante della città. E ancora oggi, grazie alla latitanza di un secolo di amministratori locali, si discute della stessa cosa.
A tal proposito riporto un mirabile sonetto scritto in vernacolo pisano da Archimede Bellatalla. Mede ironizzava sul fatto che a Pontedera non hanno esitato ad erigere una statua in onore dell’architetto e scultore Andrea da Pontedera, meglio noto come Andrea Pisano, mentre Pisa manca nel rendere omaggio a Galileo.
Il Comune di Pisa, visto anche il successo di Palazzo Blu, ha deciso di promuovere il progetto “Lungarno Arcobaleno per la Pace”. Per ogni palazzo è stato scelto un colore e i proprietari sono invitati all’adeguamento. Tutti i dettagli su:
Prima ci domandiamo come mai in Italia le cose vadano come vanno. Poi ci capitano fra le mani lettere come questa e, con un pizzico di vergogna, ci rassegniamo all’evidenza.
XX-XX-XXXX
Egregio Sig. XXXXX XXXXX
XXXXX XXXXX XXXXX XXXXX
OGGETTO: MOLESTIE RICEVUTE DAL
SIGNOR XXXXX XXXXX
In data XX-XX-XXXX, Lei, alla presenza di testimonî, mi ha apostrofato mentre stavo eseguendo i lavori di pulizia presso il confine che segna le nostre due proprietà. Con tono minaccioso e offensivo Lei ha affermato che Io starei innalzando un muro divisorio tra le nostre proprietà, inoltre mi ha dato dell’ignorante in materia di regole di convivenza civile e di leggi.
Ora Io Le ricordo che, essendo Lei di nazionalità germanica, l’Italia è la patria del diritto e culla della civiltà europea. Quando i suoi avi avevano le corna sull’elmo e vivevano in tugurî di paglia, i miei costruivano strade ed avevano leggi scritte. Pertanto (Roma locuta causa finita) si ripassi la storia romana prima di dare dell’ignorante a chi, anche se veste panni da contadino e non ha la Mercedes, è perfettamente al corrente di storia, leggi e cultura.
Se il suo inno nazionale afferma “Deutschland über alles”, il mio afferma “Fratelli d’Italia”. Quindi innestandomi nella mia tradizione io La considero, malgrado tutto, un fratello, anche se purtroppo figlio di quella stirpe il cui istinto di sopraffazione tanto male ha fatto all’Europa.
Pertanto, Lieben Herr schlecht herzogen unt arrogant, si ripassi il Codice Civile e le regole della comunicazione e della civiltà italiana; bastava chiedere gentilmente spiegazione per capire che il confine sul quale stavo lavorando non è segnato da un muretto, ma da un semplice divisorio a secco (come a secco sono tutti i muri della zona, non so se se ne è accorto). Stavo provvedendo alla sua manutenzione, visto che Lei si sta disinteressando al suo fondo agricolo, che versa nel totale abbandono con erba alta, rifiuti, muri franati, alberi abbattuti e sbancamenti di terra non si sa se autorizzati.
Per il futuro la invito a rivolgermi la parola per iscritto, visto che a voce non riesce a comunicare in modo civilmente corretto.
Ossequi
Dott. YYYYY YYYYY
P.S. (Inutile ricordarLe che della questione sono stati messi a conoscenza i locali Carabinieri)
...io seppi, lo seppi con impeto di
furia, che tutto quel che avrei conosciuto e che avrei mai conosciuto era una cosa sola.
(Jack Kerouac)
Per una frazione di secondo tra la perdita di tutto quel che sa-pevo prima e l'acqui-sto di tutto
quel che avrei saputo dopo, riuscii ad abbracciare in un solo pensiero il mondo delle cose
come erano e quello delle cose come a-vrebbero potuto esse-re, e m'accorsi che un solo sistema compren-deva tutto.